
L’intervento
Tv, digitale terrestre in nome della qualità
di CARLO SARTORI*
VOGLIO parlare della
televisione digitale terrestre - e dell’attuale rivoluzione
televisiva nel suo complesso - da un punto di vista diverso rispetto
a quello che ci viene scaraventato addosso ogni giorno, sull’onda
delle accese polemiche circolanti nel mondo politico. Sappiamo che
cosa è e che cosa significa l’avvento del digitale: si
ha finalmente una “lingua” comune per tutti i mezzi di
comunicazione elettronica (radio, tv, telefonia fissa e mobile,
Internet, ecc.); e si moltiplicano a dismisura i mezzi, i canali,
attraverso cui la comunicazione può essere veicolata.
Per la televisione, si
tratta di due vere rivoluzioni copernicane: è finita l’era
della scarsità delle frequenze e quindi delle reti
forzatamente “generaliste”, che dovrebbero accontentare
un po’ tutti i palati, ma che finiscono per rincorrere solo i
grandi numeri e per abbassare il proprio livello di decenza estetica
e professionale; può finire l’era della pura e semplice
passività del telespettatore, che sarà sempre più
in grado di fare le sue scelte. La rivoluzione televisiva digitale ha
già mostrato i suoi effetti via satellite, con la
proliferazione di canali tematici. Ma sono in genere canali a
pagamento, diretti alle cosiddette “fasce alte” della
popolazione.
E gli altri? Dovranno
pascersi di una tv sempre più povera? Se rispondiamo no,
dobbiamo allora prestare molta attenzione ad un’altra
rivoluzione che è alle porte, quella appunto del digitale
terrestre . E’ quella che permette di moltiplicare per 4 o
addirittura per 5 le attuali reti nazionali che tutti riceviamo nelle
nostre case e che, da 12, diventeranno perciò 50-60. Inoltre
tutti questi canali saranno via via arricchiti con ampie possibilità
di comunicazione interattiva e multimediale.
La tendenza europea -
specie dopo i fallimenti in Gran Bretagna e Spagna di un digitale
terrestre che voleva gareggiare con il satellite sul terreno della
pay-tv - è quella di destinarlo alla televisione free,
gratuita, finanziata dalla pubblicità e dai canoni. Saggia
decisione, anche al di là delle intenzioni. Innanzitutto,
infatti, si restituisce dignità e legittimazione ai servizi
pubblici , ai quali spetterà di garantire uno sviluppo
“democratico”, non sperequante, della nuova tecnologia
distributiva. Ma c’è anche un’altra grande
opportunità. Si tratta di risolvere una volta per sempre il
problema della qualità televisiva in un mercato aperto, in una
democrazia moderna della comunicazione. Oggi, infatti, non è
più possibile “imporre” la qualità ma solo
alcune regole trasversali che devono valere per tutti i generi dei
programmi, e che riguardano il rispetto delle norme di condotta
professionali, della dignità umana, della protezione dei
minori, ecc.
Per il resto, liberi
tutti: se desidero pascermi solo di trash, devo avere il diritto di
farlo. Ma - ecco il punto - il sistema televisivo nel suo complesso
ha il dovere di garantire che tutti gli interessi rappresentativi
della cultura del Paese ricevano lo stesso trattamento nel complesso
dei palinsesti delle reti. Un tempo si rispondeva: i canali sono
pochi, bisogna soddisfare le grandi maggioranze del Paese.
Oggi, domani, con il
digitale terrestre, questa sarà soltanto una stupida scusa. Ma
non cadiamo nel super-ottimismo tecnocratico, secondo cui basta
moltiplicare i canali per avere più diversificazione e più
pluralismo di offerta. La televisione è una brutta bestia
“replicante”, tende sempre ad agglomerarsi sul successo
dei grandi numeri. Se non stiamo attenti, avremo un digitale
terrestre fatto di tanti canali che, al di sotto di una superficiale
varietà di offerta, daranno sempre la stessa minestra, e
sempre più scadente. Allora, fare del digitale terrestre una
vera occasione e un vero motore per la qualità del sistema
televisivo italiano (e quindi per il suo pluralismo culturale, per la
sua democraticità di base) non è una bella battaglia da
condurre, tutti dalla stessa parte, con lo spirito del Sistema Paese?
A me pare di sì.
* Presidente di Raisat e responsabile del Progetto Digitale terrestre RAI
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